LA TECNOLOGIA NEL FUTURO DEL GIORNALISMO E L’EFFETTO SUI CONTENUTI
13 maggio 2018
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Nello scorso Festival del Giornalismo di Perugia abbiamo assistito al dibattito nel panel intitolato “I contenuti? È una questione di tecnologia (… e di contenuti)“. Relatori sono stati Roberto Bernabò (vicedir. IlSole24Ore), Andrew DeVigal (docente di “Journalism Innovation and Civic Engagment” nell’Università dell’Oregon), Miguel Madrid Cruz (Chief Digital Offficer Henneo), Marco Pratellesi (condirettore AGI), Massimo Russo (Managing Director GEDI Digital), Alessandro Vento (CEO D-Share).

Il discorso prende avvio da Bernabò che afferma che, ormai, la costruzione dei contenuti passa dalla tecnologia.

Massimo Russo, invece, compie un’analisi più articolata e comincia con l’assioma secondo cui la tecnologia è contenuto [parafrasando “Il medium è il messaggio” di Marshal McLuhan] e che l’innovazione [NdA. tecnologica] deve essere continua. Non solo. È necessario instaurare e rafforzare con gli utenti un senso di fiducia e la tecnologia digitale lo permette con maggiore facilità e fa l’esempio del giornale locale del gruppo Il Messaggero Veneto che è riuscito a creare e ingrandire la comunità che partecipa al giornale: quindi, il giornale come piattaforma della comunità stessa. Un altro caso della stretta connessione tra tecnologia e informazione, in una sinergia tra storytelling e smartphone, è stato quando hanno chiesto ai migranti di un campo di accoglienza di condividere tutto il materiale video che hanno girato nella loro odissea. Ne è uscita una web serie prima, un documentario poi. Chiude l’intervento affermando che sfruttare il materiale generato da altri è fare giornalismo.

La parola passa a Miguel Madrid Cruz che  – papale papale –  afferma che l’obiettivo del rinnovamento del suo gruppo editoriale, che sta passando attraverso le acquisizioni di varie società e aziende di web-up, è quello di fare profitti. Attraverso una politica di contaminazione tra figure differenti (es. ingegneri e giornalisti) si tenta di innovare tutti gli strumenti tecnologici.

Il condirettore dell’AGI Marco Pratellesi (Agenzia Giornalistica Italiana), invece, mette l’accento sulle funzioni di un’agenzia. Questa, a suo parere, serve ai suoi clienti innanzitutto se offre qualità, ovvero verifica. Per fare ciò serve la velocità nei processi di lavoro che, conseguentemente, produce un risparmio di costi. Però  – ammette –  è difficile conciliare velocità e verifica. Per queste ragioni abbiamo compiuto delle ristrutturazioni all’insegna del “mobile first“, ossia la newsroom passa tutta su modalità mobile e sottolinea come abbiano messo in condizione i loro giornalisti senior di pubblicare direttamente sulle pagine dell’app e del sito col proprio smartphone.

In virtù delle sue esperienze, Andrew DeVigal pensa che proprio la tecnologia possa aiutare a coinvolgere le comunità e che le persone possano usarla per avere una piattaforma comune. La tecnologia, quindi, serve per aiutare le comunità a comunicare, consentendo alle testate un miglior engagement.

Chiude la discussione ancora Massimo Russo che è convinto che sia necessario andare oltre la quantità (audience) e spingersi verso il gradimento. È necessario scoprire quali prodotti spingono le persone ad abbonarsi.

 

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