BUFALE SCIENTIFICHE A SPASSO SUI MEDIA
24 maggio 2016
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di Giulia Scatà

 

All’interno dell’evento dell’International Journalism Festival si è svolto un interessante dibattito riguardante la nascita delle bufale, ovvero false notizie, in ambito scientifico e non solo. Realizzato a cura di “Direzione Salute – Comunicazione” della Regione Umbria, sono stati messi in programma interventi di Antonio Bartolini (assessore alla sanità Regione Umbria), Eva Benelli (giornalista e resp. redazione Zadig), Piero Dominici (Ricercatore tecniche comunicazione Università Perugia), Giuseppe Fattori (doc. “Marketing sociale” Università di Bologna), Eugenio Santoro (Istituto Ricerche Farmacologiche Mario negri). Noi lo abbiamo seguito in streaming per voi.

Molta attenzione è stata data soprattutto al modo in cui negli ultimi anni internet, e lo sviluppo di vari social, abbiano favorito e incrementato la creazione di “bufale”. Tutti abbiamo accesso alla rete internet, ma non tutti hanno gli strumenti e le conoscenze necessarie per riconoscere una notizia vera e fondata da una falsa, anche se in genere le bufale tendono alla spettacolarizzazione di un determinato fenomeno od evento.

Uno delle possibili soluzioni proposte è la formazione dei giovani, anche e soprattutto nei più piccoli, di uno spirito critico, sull’uso della logica che dovrebbe essere insegnata nelle scuole. Lo spirito critico potrebbe quindi essere il giusto antidoto alla troppa ingenuità ma non è stato specificato in che modo sia possibile sviluppare tale capacità, né soprattutto quali sarebbero i mezzi e i costi di tale insegnamento. Una proposta che al momento quindi, rimane puramente teorica.

Internet e i vari personaggi di turno che popolano la rete –  che si improvvisano esperti –  non solo danneggiano la credibilità dei veri esperti e del giornalismo informativo in generale, ma possono anche diventare nocivi per le persone che “abboccano” alle loro esche, basti pensare ai vari esperti di diete e alimentazione.

Creare una controffensiva non è facile. Una delle osservazioni proveniente dal pubblico presente in sala è stata che gli scienziati tendono a parlare con gli scienziati; anche quando si da loro la possibilità di creare un canale di informazione che possa contrastare le false notizie (programmi televisivi, radiofonici, riviste ecc.), essi non sono in grado di comunicare con un pubblico di non scienziati o esperti in materia. Il trucco sembrerebbe quello di rendere più accessibile e fruibile a tutti il materiale scientifico che tende ad essere troppo enciclopedico e complesso per una mentalità che non è abituata a pensare e comprendere meccanismi complessi.

Altro problema messo in evidenza è quello dell’incompetenza dei giornalisti quando si tratta di scrivere materiale scientifico. Gli scienziati non sanno comunicare e i giornalisti non sanno parlare di scienza. Sembra un grosso paradosso, una sorta di serpente che si morde la coda.

Forse il vero problema non è il fatto che le bufale esistano, o il modo in cui nascono,. Il vero problema è capire perché le persone tendano a credergli abbastanza facilmente. Qual è il bisogno umano che le bufale soddisfano? Il bisogno di qualcosa spettacolare o fuori dal comune? O forse è la facile fruibilità e la semplicità con cui espongono cose che sembrano difficili a creare una trappola?

Si è proposto di combattere le bufale anticipandole, bloccandole sul nascere contrastandole con la vera informazione gestita da esperti in materia attraverso tutti i social disponibili. Questa proposta sarebbe attuabile ma non certo in maniera facile e veloce: ci sarebbe bisogno di un continuo monitoraggio della rete e soprattutto di esperti riconosciuti che siano in grado di comunicare in modo semplice e diretto e, fattore non trascurabile, che siano disposti a farlo gratuitamente.

Al momento la tecnologia si sta sviluppando più velocemente di quanto le istituzioni che dovrebbero regolarizzarne l’utilizzo siano in grado di gestirle. Le bufale partono da una verità,. Se fosse stata quella verità  di partenza, invece, ad essere ambigua e quindi facile preda di creatori di bufale?

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