BUON GIORNALISMO E PADRONI DEL VAPORE
8 agosto 2016
0

 

di Stefano Paolillo

 

Fare buon giornalismo è facile, bisogna solo essere disposti ad andare contro il proprio capo”. Semplice, no? Kathy Kiely, ex direttrice della redazione politica di Bloomberg, fa una serie di riflessioni sul dilemma tra libertà e padrone in un giornale. Nell’articolo, tradotto e riportato dal Post, sono contenute alcune affermazioni su cui proviamo a riflettere.KathyKiely

 

1 – “I giornalisti si affidano da sempre alla generosità di facoltosi outsider, e sono rari i casi in cui non sono sul libro paga di multimiliardari o ricche società. Ma credo che fino a non molto tempo fa ci fosse un ‘debito di riconoscenza’ minore“. Appare strutturale nel giornalismo statunitense un rapporto di “dipendenza” tra proprietari/editori e giornalisti

 

2 – “Una volta sapevamo che il nostro lavoro bastava ad arricchire i nostri già ricchi editori. Le nostre storie offrivano uno spazio per la pubblicità, che portava il margine di profitto dei giornali a oltre il 20%“. Sembra che l’autonomia ai giornalisti sia “concessa” in virtù della capacità dei giornalisti stessi di produrre profitti.

 

3 – “Resistere alle pressioni dei grandi inserzionisti non era necessariamente un atto eroico come poteva sembrare. Gran parte delle entrate dei giornali non provenivano da grandi annunci di importanti aziende, ma da persone che dovevano vendere case, auto o cuccioli“. Appare fondamentale il legame tra fonti economiche del giornale/testata e capacità di conservazione dell’economia. Inoltre, non sembra che la figura del giornalista venga percepita come un difensore sociale.

 

4 – “Molte persone più esperte di me in materia hanno parlato molto del calo delle entrate pubblicitarie, del ruolo della tecnologia digitale e delle capacità di targettizzare i lettori con precisione, e in generale e di come queste cose abbiano cambiato l’informazione. Questo fenomeno ha fatto sì che molti di noi dipendessimo non tanto dal successo delle società per le quali lavoriamo, quanto dalla larghezza di vedute dei proprietari che rilevano le società di media per usarle come prodotto civetta“. Quindi, la libertà di azione di un giornalista sarebbe all’interno the-newsroom1della dimensione civetta che il proprietario/editore concede alla redazione.

 

5 – “Non esiste un editore completamente disinteressato, e il giornalismo si troverà sempre in una zona di conflitto. Tutti hanno degli interessi: dalle grandi società agli inserzionisti aziendali. dai magnati alle no-profit e i governi“. Dichiarazione di realismo. Non può esistere il paladino della gente. Ognuno ha il suo tornaconto: ognuno al suo livello

 

6 – “Viviamo in un’epoca in cui la globalizzazione dell’economia e il consolidamento della ricchezza hanno creato un’élite di cittadini transnazionali ed extraterritoriali, con finanze e interessi sempre meno trasparenti e facili da regolare. Ha generato un senso di delegittimazione e soppressione della libertà che sono diventati una questione fondamentale“. Siamo al punto. Non ci sono più gli interlocutori del potere. L’affermazione della libertà diventa una sorta di perpetuo calcio nel vuoto. La mancanza di una sagoma che impersoni il potere obbliga ad un lavoro intellettuale chi voglia consolidare o riconquistare la libertà di pensiero e di azione.

 

7 – “Anche se i nuovi magnati dell’informazione sono troppo pragmatici per considerare i media come beni pubblici, dovrebbero capire che non c’è niente che valorizzi un mezzo di informazione come la credibilità“. Infine, la resa. I media non possono essere “pubblici” per chi li possiede. La credibilità è uno spazio di manovra concesso dal proprietario/editore. Il padrone del vapore.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi