DALLE STRAGI AL PENSIERO GIORNALISTICO, PASSANDO DAL PREMIO
28 luglio 2016
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di David Berti

In seguito alle molte vicende (stragi, allarmi bomba ecc) che si sono susseguite in questi giorni e sono state raccontate in modo piuttosto “confusionario” (per non parlare delle narrazioni confuse dei tuttologi di Facebook), mi ha colpito un trend che ho notato emergere in alcuni servizi televisivi. Alcuni giornalisti hanno terminato i loro servizi con una
specie di “sequenza” che diceva più o meno così: “sarà (ciò che c’è da raccontare in questo periodo) una sfida per il giornalista che deve informare senza causare allarmismi, moderando il panico che questa febbrile pioggia
mediatica sta scatenando”.

La-redazione-del-Tg5Constatare che i giornalisti parlino apertamente del proprio ruolo e di quello del giornalismo significa che si è arrivati ad un punto di riflessione verso cui ancora – così chiaramente – che io ricordi, non ci si era spinti relativamente al ruolo del giornalismo e della narrazione della realtà, che poi è strettamente legata all’emotività della popolazione di un Paese. Poi che si sottintende, almeno a mio avviso, ad una responsabilità da cui il giornalista non può sottrarsi.

Ai due punti di cui sopra credo il Premio abbia contribuito molto e stia contribuendo tuttora – e nella sua prossima “edizione” sarà ancor più efficace ed incisivo, perché se trend simili costituiranno sempre più spesso l’ordine del giorno. Ho piena fiducia nel valore e nel ruolo che la nostra iniziativa può acquisire con il maturare del tempo! Grazie a tutte e a tutti per essere a bordo!

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