FORMARE E RIFORMARE UN GIORNALISTA
17 maggio 2016
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Gianluigi Paragone, giornalista affermato, entra in polemica con le direttive del suo Ordine Professionale in merito alla formazione. Nella fattispecie, Paragone denuncia che il meccanismo della formazione obbligatoria, per i giornalisti come per gli altri Ordini, sia ipocrita. Anzi, più esattamente sia un modo per creare un mercato con i soldi degli iscritti. Noi ci chiediamo: serve realmente che un giornalista faccia della formazione obbligatoria? E, soprattutto, viste le critiche all’istituto stesso dell’Ordine Professionale (non solo quello dei giornalisti) che secondo molti non tutela nessuno, né gli iscritti, né il pubblico, quali effetti collaterali potrebbe indurre questo provvedimento? Si suppone che l’attività degli Ordini professionali e dei Consigli Nazionali, dopo l’abrogazione dell’obbligo di gestione delle tariffe professionali, abbiano di fatto perduto gran parte della loro funzionalità, improvvisamente recuperata con l’acquisizione delle nuove competenze con il nuovo sistema dei CFP

Noi pensiamo che la qualità di un servizio sia dipendente soprattutto dalla qualità delle persone. La quantità di conoscenze non è una garanzia di efficacia e bravura. Ma, andando oltre, l’obbligo di tenersi aggiornati ed essere certificati a cosa può servire realmente per un giornalista? E se il danaro che si spenderebbe per questa formazione obbligatoria venisse usato per scopi diversi dai profitti di chi organizza corsi. E, infine, se avesse ragione Paragone?

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