GLOCAL NEL FUTURO

Lentamente comincia a farsi strada l’idea che il mondo che sta configurando i web sta sterilizzando ciò che è nel mezzo. O si osserva qualsiasi fenomeno in chiave mondiale, o si percepisce come le informazioni provenienti da ciò che è molto vicino acquistano importanza. L’oscillazione delle prospettive tra la dimensione planetaria e quella della piccola comunità locale è quello che identifica il termine “glocal”. Nell’articolo di agensir.it si interpreta questo fenomeno dal punto di vista della chiesa cattolica. Leggiamo che: “Il lettore di informazioni di oggi pretende di avere diritto di parola, che sia con un ‘like’, con un commento o con una foto, grazie alla possibilità inedita di condivisione offerta dai social e dalla Rete. Senza porre il giornalista sullo stesso piano del fruitore dobbiamo riconoscere il diritto di parola e riconoscere cosa questo significhi per noi e per il nostro ruolo. In parte, la capacità di portare avanti questo lavoro sta nel tenere questo legame, aiutando le persone a collocare la notizia in un significato, in un quadro più ampio”. Così il sottosegretario e direttore dell’Ufficio nazionale delle comunicazioni sociali della Cei guarda il mondo da una prospettiva locale”.

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