IL CONSUMO FUTURO DELLE NOTIZIE – IJF 2016
25 aprile 2016
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Il consumo delle e-news offre interessanti opportunità per il giornalismo televisivo. Quali, esattamente? Di questo e molto altro hanno parlato Adriano Farano, co-founder e CEO di Watchup e Jim Louderback, venture partner di Social Starts. Essi hanno cercato di fornire qualche spunto di riflessione attraverso i punti di vista delle compagnie televisive e quello delle startup della Silicon Valley, individuando punti di contatto tra le attuali best practices americane ed europee. Ci si è chiesto come può il giornalismo oggi reinventare l’esperienza del consumo di notizie, adattandosi alle nuove piattaforme televisive emergenti sul mercato, come Chromecast, Amazon Fire TV o

Apple TV.

In questo scenario internazionale, il cui emblema è la sovrabbondanza di contenuti, è l’utente a giocare un ruolo fondamentale. Lo scontro “dei titani” mediatici si gioca intorno ai gusti della persona, perché questa sceglie, decide e determina; a differenza del passato, è oggi l’utente a decretare il successo o il fallimento di un’idea grazie alla semplice richiesta o rifiuto di un determinato contenuto mediatico. E per questo, grazie al ruolo centrale della persona, l’emittente televisivo deve necessariamente adattarsi e misurare le proprie intuizioni sui gusti del pubblico.

Il sorgere ed il diffondersi di metodologie di lavoro basate sui feedback forniti dall’utente – caso emblematico ne è lo user centered design (o brevemente UCD) sia nel software che nel design – ci comunicano la modalità in cui persino le tecnologie si sono evolute nel corso del tempo: la vicinanza all’utente le rende ciò che sono in grado di trasmettere e far fruire quotidianamente. Questa adattabilità alle esigenze dei fruitori di un servizio ha grandi potenzialità e grandi limiti, ormai ben noti a tutti coloro che si interessano di informazione e comunicazione: tra le potenzialità troviamo l’esistenza di contenuti on-demand, la possibilità di calendarizzare, ordinare e suggerire,

propria delle piattaforme mediatiche digitali che propongono, con algoritmi sempre più all’avanguardia, i contenuti che l’utente ritiene interessanti e degni di nota; invece tra i limiti troviamo la questionabilità della privacy e tutto ciò che ad essa si connette, la preoccupazione sulla forse eccessiva ingerenza del software e dei suoi algoritmi nella nostra vita, le problematiche di sicurezza innescate da sistemi e periferiche sempre più pregni di dati sensibili.

E’ questo lo scenario in cui si delineano le più grandi sfide che le compagnie televisive devono necessariamente affrontare oggi. Tra queste, due hanno la massima priorità:

1) chiarire quale ruolo ha la qualità nel giornalismo dell’era digitale;

2) delineare strategie per la distribuzione dei contenuti sia vincenti che sostenibili.

Si è infine riflettuto sui paradigmi attraverso cui sta mutando il concetto di “notiziabilità televisiva“: come guarderemo le news in futuro? come preferiremo informarci? continueremo a farlo attraverso i sistemi tuttora conosciuti, o attraverso nuovi mezzi e strumenti, non ancora individuati? A nostro giudizio, sembra adeguato astenerci dal fare previsioni strategiche su ciò che vedrà, farà e sarà mercato nei prossimi anni. Possiamo però asserire che l’attenzione all’esperienza di fruizione e consumo dell’informazione che le compagnie televisive stanno curando dimostra una seria volontà di essere quanto più vicine alle esigenze del cliente, e questo non può che soddisfarci.

Relativamente alla fruizione, dobbiamo poter accettare che in futuro le nostre modalità di fruizione potrebbero differire rispetto ad oggi: si adegueranno ai tempi, alle dinamiche della società, adattandosi opportunamente a ciò che la tecnologia permetterà di raggiungere, e a come le persone vorranno adeguarsi ad essa.

Per quanto ci riguarda, possiamo conoscere il passato e notare alcuni passaggi fondamentali per il nostro ruolo di fruitori d’informazione mediatica:

1) in passato il nostro concetto di televisione era ancorato ad una fisicità imperante: le tecnologie via cavo o via satellite rendevano le trasmissioni “trasmissibili” grazie alla presenza di apparecchi e hardware esterni al dispositivo televisore, a questo connessi fisicamente con l’ausilio di cavi;

2) da una decina d’anni a questa parte la notiziabilità è stata sempre più contraddistinta dalla portabilità, emblema della quale sono Tablet e Smartphone, e periferiche mobili in generale;

3) oggi il trend che traina il mercato è quello della Smart TV, dispositivo connesso ad internet, che ha completamente rivoluzionato il concetto di “vedere” e di “fare” televisione: se nell’era analogica l’aspetto preponderante del prodotto o servizio era l’hardware, oggi la figura più importante della nostra esperienza di fruizione è il software. All’intangibilità si affianca la digitalità dei segnali e delle connessioni, sempre più veloci e sempre più performanti.

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