IL FUTURO DELL’INFORMAZIONE IN TV – IJF 2016
17 aprile 2016
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Sul filo della nostalgia dei bei tempi andati, al Festival del Giornalismo di Perugia abbiamo seguito il panel sul futuro dell’informazione in televisione (in inglese https://www.youtube.com/watch?v=soi2OQDOe40 ). Relatori Alison Broddle (Canadian Broadcasting Group), Ibrahim Helal (Editorial Advisor Aljazzera), Rasmus Nielsen (Reuters), Richard Sambrook (Director Cardiff School of Journalism).

Apre i lavori Nielsen che ammette mestamente che da un decennio si assiste ad un calo costante dell’audience complessita della tv, soprattutto nei giovani sotto i 24 anni. Contemporaneamente si registra un aumento enorme dei video on line e, sul web, il giornalismo ha tendenzialmente poco spazio. Sambrook nota che i format televisivi non riescono ad avere appeal sui device on line e tutto il comparto televisivo vive una difficile fase di transizione. Dal punto di vista canadese, come racconta con un po’ di sconforto la Broddle, si ha la conferma che il pubbico ha un’inesorabile erosione. Afferma che nella sua azienda si è provato di tutto e che l’unico prodotto che li tiene a galla è la produzione di documentari e degli eventi live. Infine, conferma che sarà prossima la convergenza col mondo di internet. Ibrahim Elal, dalla sua esperienza mediorientale, palesa la sua incomprensione del fenomeno. Fa l’esempio che la gente è disposta a seguire oltre due ore di calcio e non venticinque minuti di tg e si scaglia contro lo smartphone additandolo come nemico n.1 dell’informazione televisiva, come anche di quella in generale. Il tempo enorme che la gente passa on line, soprattutto attraverso gli smartphone,  hanno portato alla completa confusione tra le file dei giornalisti. Il giornalista di Aljazzera propone la propria ricetta in quattro punti: 1) evitare la trappola dei social prendendo come centrale il loro andamento; 2) meno fretta; 3) adattare i formati; 4) indirizzarsi verso le notizie personalizzate.

Varie le domande dal pubblico, ma riporto quella che mi è sembrata illuminante. Chiedono: “Sappiamo, noi giornalisti, cosa avremo davanti?”. Risponde Rasmus Nielsen: “No, non lo sappiamo. Ci proviamo. Facciamo dei tentativi“.

A me, ascoltando, sembrava di stare ad un funerale in cui il decesso è avvenuto per un morbo sconosciuto per cui esistono solo cure palliative. Lo smarrimento che è emerso contiene tutta la difficoltà di chi per anni ha lavorato in un certo modo e si trova di fronte all’evidente inefficacia della sua condotta. Come reazione, il mondo dei giornalisti reagisce secondo il modello proposto da Umberto Eco, ovvero la divisione in apocalittici e integrati. I relatori di questo panel mi sono sembrati apocalittici, soprattutto quello di Aljazzera. Eppure loro stessi hanno sottolineato i dati che racchiudono il problema: la popolazione si sposta progressivamente verso i contenuti on line e i formati devono adattarsi, pena la scomparsa.

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