LA FRAGILE VITA DELLE BUONE NOTIZIE
16 giugno 2016
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di Stefano Paolillo

Recita uno dei detti più conosciuti del giornalismo mondiale “una buona notizia non è una notizia“. Basta riflettere un po’ su quanto ci viene trasmesso da giornali. radio tv e internet, per notare che le cattiva notizie sono assolutamente predominanti. Eppure non è possibile che nel mondo ci siano solo fatti negativi. Perché non le troviamo sugli organi di informazione, se non in misura esigua?

Nei testi di giornalismo si menzionano i criteri con cui i fatti diventano notizie, ovvero di notiziabilità. Sono tante le ragioni che determinano la trasformazione di un evento in una notizia: vicinanza geografica, attualità del fatto, numero di persone interessate, importanza delle persone coinvolte. Ma soprattutto le emozioni che suscita o la drammaticità dell’evento. E’ una conoscenza consolidata che gli eventi che mettono in allarme siano quelli che suscitano il maggiore interesse da parte del pubblico.

Il problema nasce, però, nel momento in cui la notizia diventa merce e deve portare ad un guadagno e, magari, ad un profitto. Tanto più verrà letta, vista, ascoltata, la mia notizia, tanto più si riuscirà a monetizzare. Come scrive Screenshot_8Annamaria Testa, affermata pubblicitaria, “le buone notizie sono più complicate da gestire di quelle cattive (…) hanno spesso bisogno di maggiori spiegazioni e di essere contestualizzate (…) difficilmente sono accompagnate da immagini forti“. E, costruire un ascolto, un pubblico, attento anche a ciò che non mette paura è un’impresa che richiede tempo, pazienza e impiego di risorse. Per queste ragioni è una facile strada quella dell’inseguimento della brutta notizia, della notizia che fa preoccupare, che ci fa giungere alla conclusione che viviamo in un mondo cattivo.

Poi, capita che una buona notizia (per la sua eccezionalità) buca la nebbia della paura giornalistica ed arriva fino a noi. Ci ritroviamo a pensare che è proprio vero che ci arrivano troppe poche buone notizie. Ma poi rientriamo nella corroborante corrente della paura e ce ne dimentichiamo fino alla successiva buona notizia eccezionale.

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