LE MODE LESSICALI DEL GIORNALISMO ITALIANO
2 agosto 2016
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di Giulia Scatà

 

Boom del movimento 5 stelle, chi sono i 19 sindaci pentastellati”. Questo è uno dei tanti titoli che si possono leggere sui giornali o ascoltare nei telegiornali. Il tipico lessico giornalistico. Cominciamo col definire il lessico che è il complesso dei vocaboli e delle locuzioni che costituiscono una lingua, o una parte di essa come ad esempio una branca scientifica. Il giornalismo ha un suo lessico, degli schemi da seguire, neologismi ecc.

000112Negli ultimi anni il giornalismo, come tutte le forme di scrittura dai libri agli sms, è soggetto al fenomeno delle mode lessicali, ovvero quel fenomeno per cui alcune parole o espressioni, magari anche coniate ad hoc, vengono ripetute e strumentalizzate fin quasi ad arrivare a perdere il loro significato. Il giornalismo televisivo sembra essere molto più soggetto alle suddette mode, mentre il testo stampato infatti richiede in genere un lessico più tecnico e meno gergale.

Per fare alcuni esempi, ultimamente si assiste alla spettacolarizzazione, 000114se non estrema esagerazione, degli eventi in corso in vari paesi del mondo, le parole più usate negli ultimi mesi sono state infatti “terrorismo”, “strage”, “estremo”, “massimo/a”, insomma tutti termini che richiamano emozioni forti e che più di qualche volta si trasformano in iperboli. Questa esagerazione si nota anche grazie all’uso eccessivo e quasi ossessivo di alcuni termini, negli estremi sentimentalismi, nell’uso di alcuni avverbi come “assolutamente, completamente, decisamente, totalmente” ecc. Nel giornalismo scritto assistiamo, invece, a fenomeni come la ripetizione quasi infinita dei nomi dei protagonisti delle vicende, quasi a voler sottolineare che quello che accade dipende totalmente dalle persone in questione: in questo caso si assiste ad un restringimento della visuale che può portare ad errori di interpretazione non da poco, arrivando ad ignorare quello 000117che si potrebbe definire il contorno, o il quadro generale.

Tutti noi in qualche modo, anche se ci sforziamo, siamo soggetti alle mode lessicali, ma il fatto che lo sia anche un mondo come quello del giornalismo, non è solo allarmante, è sconfortante. Queste mode, in un certo senso, inficiano il buon giornalismo e gli strumenti che già esistono per farlo.

La scelta delle parole è importante, soprattutto quando si ha una lingua ricca e complessa come la nostra. Selezionarle e sceglierle con attenzione vuol dire avere grande cura e rispetto per quello che accade e per i protagonisti stessi,oltre che per i lettori. Un corretto lessico è il primo modo per offrire una notizia senza manipolare gli eventi. La manipolazione è, infatti, un fenomeno ch si verifica quando si danno pareri non richiesti per spettacolarizzare quello che sta accadendo. E’ sempre meglio, per fare un esempio, dare informazioni senza aggiungere parole come “fortunatamente”, visto che il concetto di fortuna oltre a non essere oggettivo e rischia di essere puramente soggettivo.

Anche se il giornalismo è costretto a rispettare tempi molto stretti, spazi che richiedono capacità di sintesi e chiarezza, questo non deve portare a perdere di vista il vero scopo di questo lavoro: l’informazione. E’ giusto descrivere quello che sta accadendo, dove, come, chi, perché, ma bisognerebbe lasciare le persone libere di decidere cosa pensare, cosa fare, quanto sia grave la situazione e, soprattutto, quali e quanto forti siano i sentimenti che dovrebbero provare.

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