PER FARE IL PUNTO IN ATTESA DEI VINCITORI
27 gennaio 2016
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Un’intervista a Stefano Paolillo, presidente del Premio, per fare un po’ la storia di questo primo anno.

Quando è nato per la prima volta il pensiero di fare questo genere di premio? Qual è stata la scintilla?

Facevo parte della giuria del Premio Giornalistico Televisivo “Ilaria Alpi” e notavo come venivano scelti e assegnati i premi. Mi rendevo conto che una parte dell’informazione veniva esclusa da quel meccanismo. Così ho pensato di dare voce e gratificazione a quella fetta di informazione, professionistica o meno, che non sarebbe mai arrivata ad un simile riconoscimento.

 

In cosa è specifico il Premio d’Informazione “Articolo 11”?

Rispetto al Premio dove sono stato e rispetto anche a tutti quelli che ci sono in giro, il Premio che ho creato esce da una pervasiva logica di autoreferenzialità. I premi giornalistici sono quasi tutti dati da giornalisti ai giornalisti. Questi si candidano e partecipano. Chi non si candida non potrà mai avere un riconoscimento. Inoltre, nell’evoluzione del web, le fonti di informazione si sono moltiplicate e la percentuale di attori non professionisti che offrono altre informazioni è aumentata enormemente. Ecco che il Premio d’Informazione “Articolo11” tenta proprio di intercettare l’informazione non-autoreferenziale, non attesa, non gestita. Andiamo noi verso chi fa informazione per dirgli: “bravo, ci è piaciuto, Ci è stato utile. Grazie”.

 

Quali sono i principi a cui non hai mai voluto derogare?

Il primo, quello più importante, è contenuto nel nome del premio. L’articolo 11 a cui facciamo riferimento è quello che ha sancito per la prima volta che informa ed esprimere opinioni è un diritto: era la Dichiarazione dei diritti del Cittadino emanata durante la rivoluzione francese. Il secondo principio è che il mondo dell’informazione non può prescindere dagli utenti. Le notizie devono servire alle persone e non servirsi delle persone. Il terzo è che in qualunque attività in democrazia non è sufficiente delegare (al giornalista) ma bisogna anche controllare chi è stato delegato (anche attraverso un premio).

 

Cosa hai compreso finora dagli incontri, dalle interviste e dal materiale raccolto? Il premio sta andando nella direzione che immaginavi?

Le interviste che ho realizzato in questo anno hanno avuto l’intenzione di raccontare cosa ne pensano dell’informazione quegli attori della società che “usano” le informazioni, che hanno bisogno delle notizie per le loro attività. Per queste è vitale avere della buona informazione. Dalle loro risposte ho capito che c’è molta insoddisfazione verso l’offerta informativa che viene fatta, soprattutto da parte dei media mainstream, quelli grossi come tg e carta stampata. Un po’ meglio per quanto riguarda il web, ma su quel versante si avverte l’enorme dispendio di energie a cui è costretto chi cerca informazioni più dettagliate o per chi è costretto a fare verifiche delle notizie perché la cosiddetta bufala è diventata organica al web.

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