STRESS DA GIORNALISMO
8 giugno 2016
0

di David Berti

 

Tra i vari interessanti panel della decima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, abbiamo visto il video della discussione dal titolo “Covering Violence: psychological injury, resilience and self-care“. Sono intervenuti nella discussione Laura Silvia Battaglia (giornalista freelance), Andy Carvin (editor di Reported.ly), Salam Khoder (Flair Media Consultancy), Layth Mushtaq (executive manager di Flair Media Consultancy) e Gavin Rees (direttore di Dart Centre Europe).

E’ indubbio come i giornalisti di oggi hanno un duplice dovere: il primo, proteggersi emotivamente dalle situazioni di cui si fanno narratori; il secondo, di rispettare profondamente tutti  i testimoni con cui entrano in contatto per il loro lavoro, per la propria incolumità fisica e psicologica. Episodi ed eventi traumatici, in cui la paura e la violenza sono elementi comuni nello svolgimento di una vicenda, lasciano una cicatrice indelebile in chi li ha vissuti (e fanno altrettanto in chi, per lavoro, deve necessariamente raccontarli). Ciò spiega perché, in simili situazioni, sintomi come l’eccessivo stress, l’affaticamento mentale o altri disturbi di varia entità possono interessare le persone vicine ad un determinato caso. Cosa può provocare la ripetuta esposizione ad elevate dosi di stress, di violenza – anche via web – nella vita dei giornalisti e nella quotidianità lavorativa delle redazioni?

La resilienza e l’autogestione emotiva sono diventate abilità fondamentali per fare giornalismo, specialmente per coloro che, professionisti e freelance, devono adattarsi e adeguarsi a ritmi estremamente frenetici, come anche alle sempre mutevoli condizioni di lavoro in cui ci si trova ad operare: proteggersi queste e rispettare psicologicamente le persone coinvolte in traumi, situazioni al limite e dinamiche di potere potenzialmente pericolose, sono attività ordinarie del professionista che, sul campo, indaga ed effettua ricerche volte a rivelare spunti interessanti per i casi di suo interesse. Se ordinariamente il giornalista deve interessarsi a ciò che succede intorno a lui, in condizioni critiche questi deve necessariamente imparare a conoscersi e ad ascoltarsi costantemente. Il fare esperienza di un evento traumatico – anche per il giornalista stesso – è pericoloso ed apre alcune questioni: il giornalista a volte può sentirsi impotente di fronte ai fatti che lui stesso racconta, evitando di condividere i propri punti di vista e le proprie sensazioni con chi lo circonda. Questo è dovuto, in parte, al fatto che si impara – purtroppo – a disconoscere l’emotività che nel lavoro deve lasciar spazio a considerazioni oggettive di fatti, cose, situazioni. Questo porta spesso l’operatore ad isolarsi dalle proprie emozioni, serbando grande silenzio su ciò che sta provando, persino con i colleghi di lavoro e di troupe, nonché superiori e collaboratori. Si fa questo soprattutto con l’intenzione di nascondere una presunta debolezza e fragilità personale. Si ha paura di non sapersi esprimere adeguatamente e di poter essere derisi all’interno del proprio ambiente di lavoro. A lungo andare, questo comportamento può scalfire ed indebolire profondamente l’attività del giornalista, rendendone difficile anche la quotidianità.

Cosa si può fare per ovviare a tutto ciò, senza aggravare una situazione già di per sé difficile? La risposta sta nel cercare di relazionarsi, di parlare e riflettere insieme agli altri di un determinato accadimento, facendo sì ognuno si apra alle opinioni altrui e alla condivisione di pareri in merito alle sensazioni che si stanno provando. A questa apertura, che magari si potrebbe agevolare affiancando esperti in materia ai giornalisti ed ai freelance, gli esperti del panel suggeriscono di imparare ed impegnarsi nel tempo a gestire non solo le parole – strumenti del mestiere del giornalista – con cui si descrive la realtà, ma soprattutto le emozioni. Un supporto umano, come in ogni ambito, anche nel giornalismo è di grande aiuto e valore per coloro che lavorano in condizioni socialmente ed umanamente critiche e difficili.

covering violence 2 covering violence 3 covering violence 4 covering violence 5 covering violence 6

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi