ULTIM’ORA, LA TENTAZIONE DELL’URGENZA
26 giugno 2016
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di Stefano Paolillo, presidente del Premio “Articolo 11” e psicologo dell’audiovisivo

 

Schermata20110319a18.11.11_01L’informazione che ci rimandano i media ha letteralmente saturato la sfera delle comunicazioni che ci circonda. Giornali, radio, televisioni, internet, social network emanano tutti un continuo riverbero di informazioni. E’ facile intuire che ognuno di noi lentamente comincerà ad assuefarsi a quello che diventerà progressivamente solo un “rumore di fondo”. Proprio per contrastare questo fenomeno naturale della psiche umana (gli psicologi la chiamano abituazione), chi vuole vendere deve attirare l’attenzione. Ai primi del Novecento erano gli strilloni, i paperboy, a cercare di attirare l’attenzione dei potenziali lettori per strada. Nel corso del secolo, quindi, al succedersi dei vari media si è cercato sempre una maniera di tenere alta l’attenzione degli utenti. A maggior ragione se in clima di concorrenza. Arriviamo ai nostri paperboy7giorni ed il quadro è peggiorato. La ricerca della paura degli spettatori è diventata sistematica. Ma anche il tentativo di suscitare reazioni emotive di sdegno, ribrezzo, rabbia, preoccupazione sono diventate la struttura portante di telegiornali e siti internet. I primi all’inseguimento dell’Auditel e i secondi ostaggi dei sistemi di retribuzione della pubblicità che li obbliga al click baiting.

L’urgenza è il veicolo principe per questo tipo di operazioni. Il grafico riportato da internazionale.it che vedete nella foto in cima alla pagina testimonia l’escalation che ha subìto questa tecnica di comunicazione. “Urgente = importante; se è importante e urgente c’è da preoccuparsi“, questo il sillogismo a cui lentamente ci hanno abituati i media. Ma, come possono reagire le persone a questo progressivo innalzamento della soglia di allarme? Semplicemente, innalzando la rispettiva soglia di abituazione. Saranno sempre meno gli eventi  – le notizie –  in grado di provocare un’emozione, una reazione. Il cinismo reattivo diventa la naturale difesa di fronte all’urgenza sparata dai media. A questo punto, per suscitare di nuovo la paura saranno costretti ad alzare i toni, innescando un’ulteriore abituazione nelle persone. Un cane che si morde la coda.

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