VIDEO STORYTELLING E GIORNALISMO – IJF 2016
13 aprile 2016
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Nell’ambito della decima edizione del festival del Giornalismo 2016 svoltasi a Perugia, ho seguito l’incontro sul tema “Video storytelling: a lezione dai grandi del mondo”. Relatori sul tema Giampaolo Colletti, giornalista e ideatore del premio Teletopi (www.teletopi.it) e Celia Guimaraes, giornalista di Rainews. In un’ora di tempo i due relatori hanno provato a illustrare le opportunità positive offerte dallo storytelling ai giornalisti. Impresa ardua se consideriamo che si è giunti in quella sala già tutti nella convinzione di condividere lo stesso significato della parola “storytelling”. Una premessa  che si è rivelata errata e che ha reso, a mio parere, insoddisfacente il panel.

Il termine inglese storytelling può essere tradotto come “raccontare storie”. Ciò rende implicito che narrare storie non è la realtà ma una sua interpretazione fatta dal narratore. Questi, in virtù dei suoi scopi, decide cosa e come narrare, ovvero quale effetto si propone di generare nell’ascoltatore. Quindi, quando si parla di storytelling nel giornalismo sarebbe utile specificare prima quali siano gli scopi della narrazione e “dichiarare” il punto di vista narrativo. Se ciò non viene fatto, può nascere il sospetto che il giornalista-narratore voglia ottenere un effetto diverso dalla semplice comprensione di una storia da parte del pubblico. Azzardando ancora su questa ipotesi, potremmo pensare che lo storytelling da parte di un giornalista sia un metodo per generare una emozione/reazione da parte dell’ascoltatore. Questo non è più giornalismo bensì è advertising/marketing. Infatti, è sufficiente consultare Wikipedia, alla voce storytelling, e scopriamo che già sulla open-encyclopedi si distingue lo storytelling management (destinato a promuovere e posizionare prodotti o idee) dalla semplice narrazione delle storie propria dello storytelling in senso primitivo. Una lunga premessa per poter “leggere” gli interventi dei due speaker del panel.

Giampaolo Colletti ha offerto qualche citazione di alcuni artefici dell’evoluzione del web, come Jenkins o Zuckenberg, per definire qualche regola generale nella realizzazione dello storytelling ai tempi del web. Celia Guimaraes ha mostrato, invece, una serie di esempi di video che ben rappresentavano le possibili forme dello storytelling audiovisivo. E’ emerso che c’è molta confusione nell’idea che hanno del fenomeno, con un eterogeneo campione portato ad esempio. Si è passati da alcune infografiche animate che “spiegavano” la guerra in Siria, ad un video promozionale di una piattaforma, per finire addirittura con una clip pubblicitaria. L’idea di storytelling mostrata dai relatori era, quindi, molto confusa, tanto che il disorientamento è emerso dalle domande successive del pubblico che non riusciva a “inquadrare” il fenomeno e chiedevano spiegazioni che andassero oltre l’entusiastica esposizione.

Infine, una notazione psicologica. Nessuno, tra pubblico e relatori, ha fatto il minimo cenno agli effetti che potesse avere lo storytelling di un giornalista sul pubblico, sull’opinione pubblica.

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